Diminuiscono i beneficiari della misura di sostegno alle famiglie, in vigore da qualche anno, ma le somme versate mensilmente dall’INPS salgono. Ecco perché, quando ci saranno i pagamenti di settembre e di quanto la prestazione potrebbe aumentare nel 2027.
Disciplinato dal D.Lgs. 230/2021, che ha avviato la misura dal 1° marzo 2022, l’Assegno Unico e Universale continua a rappresentare una delle principali misure di sostegno economico per le famiglie con figli a carico, ma i dati relativi al primo semestre 2026 mostrano un andamento particolare: diminuiscono i figli beneficiari, mentre aumenta la spesa complessiva sostenuta dallo Stato per la prestazione.
Meno beneficiari, ma aumenta la spesa complessiva
Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’INPS, nei primi sei mesi di quest’anno hanno ricevuto l’Assegno Unico circa 9,6 milioni di figli, contro i 9,7 milioni dello stesso periodo del 2025. Si tratta di circa 100mila figli in meno.
Nello stesso periodo sono diminuiti anche i nuclei familiari beneficiari, calati di quasi 50mila unità.
La riduzione della platea è legata anche alla non favorevole dinamica demografica: da una parte ci sono i figli che, raggiungendo l’età prevista, escono dalla prestazione; dall’altra entrano i nuovi nati. Il saldo tra queste due componenti risulta oggi negativo.
In modo solo apparentemente paradossale, la diminuzione dei beneficiari dell’Assegno Unico non ha comportato una riduzione della spesa pubblica. Tutt’altro.
Nei primi sei mesi del 2026 l’INPS ha infatti erogato circa 9,9 miliardi di euro, contro i 9,8 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Perché gli importi sono aumentati nel 2026
Il motivo è principalmente legato alla rivalutazione annuale dell’Assegno Unico, prevista per adeguare gli importi all’andamento del costo della vita.
La prestazione viene infatti aggiornata ogni anno sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo.
In particolare, l’adeguamento è stato dello 0,8% nello scorso anno e dell’1,4% nel 2026. Di conseguenza sono aumentati sia gli importi riconosciuti alle famiglie sia le soglie ISEE utilizzate per determinare la fascia spettante a ciascuna famiglia.
A giugno 2025 l’importo medio dell’Assegno Unico per figlio, incluse le possibili maggiorazioni, era di circa 170 euro al mese. A giugno 2026 è salito a 175 euro.
L’importo può comunque variare sensibilmente in base alla situazione economica e familiare.
Quanto spetta in base all’ISEE
Per chi non presenta l’ISEE o supera la soglia massima prevista, quest’anno l’importo base parte da circa 58 euro per figlio.
Per le famiglie appartenenti alla fascia ISEE più bassa può, invece, arrivare a circa 227 euro, tenuto conto delle maggiorazioni applicabili.
L’INPS evidenzia inoltre che l’importo medio mensile per richiedente è passato dai 274 euro del 2025 ai 278 euro del primo semestre 2026.
Si tratta di aumenti certamente lievi ma che, nel complesso, contribuiscono a mantenere il valore della prestazione in linea con l’aumento del costo della vita.
Le maggiorazioni che possono aumentare l’assegno
L’importo effettivamente percepito non dipende soltanto dall’ISEE.
Sono infatti previste maggiorazioni legate a specifiche caratteristiche del nucleo familiare. Tra queste rientrano:
il numero di componenti della famiglia;
il caso del genitore che percepisce la NASpI;
la presenza di figli con disabilità;
la giovane età della madre, sotto i 21 anni;
per i figli minorenni, la presenza di entrambi i genitori titolari di reddito da lavoro.
Di conseguenza, l’importo concretamente ricevuto da una famiglia può essere superiore all’importo base previsto per la relativa fascia ISEE.
Quando arriva l’Assegno Unico di settembre 2026
Per quanto riguarda la mensilità di settembre 2026, il pagamento dell’Assegno Unico è previsto in due momenti.
Tra lunedì 21 e martedì 22 settembre vengono accreditate le somme alle famiglie che già percepiscono la prestazione, non hanno presentato una nuova domanda e non hanno registrato variazioni recenti dell’importo.
Nell’ultima settimana di settembre, invece, sono previsti i versamenti relativi alle nuove richieste presentate lo scorso luglio e ai casi in cui siano intervenute variazioni dell’ISEE o delle condizioni del nucleo familiare.
ISEE non aggiornato: si rischia di prendere solo il minimo
Particolare attenzione deve essere prestata all’ISEE.
In base alle regole vigenti, per la famiglia che non lo ha aggiornato entro lo scorso giugno, da marzo l’importo dell’Assegno Unico viene ridotto a quello minimo.
Senza l’aggiornamento nei termini previsti non è possibile recuperare gli arretrati relativi al periodo interessato, con il rischio di perdere centinaia di euro per una semplice dimenticanza.
Quanto si può perdere senza ISEE aggiornato
La differenza può essere significativa.
Chi, in base alla propria situazione economica e familiare, avrebbe diritto a un importo elevato può ritrovarsi a percepire soltanto l’importo minimo previsto per chi non presenta l’ISEE.
La perdita mensile può quindi arrivare a diverse decine o anche oltre cento euro per figlio, a seconda della fascia spettante e delle eventuali maggiorazioni.
Su più mesi e in presenza di più figli, il mancato aggiornamento dell’ISEE può tradursi facilmente in una perdita complessiva di diverse centinaia di euro.
Cosa fare ora
Chi percepisce l’Assegno Unico dovrebbe controllare:
se l’ISEE 2026 risulta correttamente presentato e valido;
l’importo effettivamente accreditato dall’INPS;
l’eventuale presenza di variazioni nella composizione del nucleo familiare;
la corretta applicazione delle maggiorazioni spettanti;
le comunicazioni presenti nell’area personale INPS.
Se l’importo appare inferiore a quello atteso, è opportuno verificare subito se il problema dipende dall’assenza dell’ISEE, da dati non aggiornati o da altre variazioni registrate dall’Istituto.
Cosa potrebbe cambiare nel 2027
Dal prossimo anno l’Assegno Unico sarà nuovamente interessato dalla rivalutazione legata all’inflazione.
L’adeguamento riguarderebbe sia gli importi della prestazione sia le soglie ISEE che determinano le diverse fasce.
La percentuale definitiva non è ancora stabilita.
A settembre 2026 l’ISTAT ha indicato un’inflazione acquisita per l’anno pari al 2,9%, ma il dato definitivo dovrà essere determinato e la percentuale applicabile alla rivalutazione sarà specificamente fissata con un provvedimento ministeriale.
In sintesi
Nel primo semestre 2026 sono diminuiti i beneficiari dell’Assegno Unico.
Nonostante ciò, la spesa complessiva dell’INPS è aumentata.
L’importo medio per figlio è salito rispetto al 2025.
Chi non presenta un ISEE valido riceve l’importo minimo.
Il mancato aggiornamento dell’ISEE può comportare la perdita di centinaia di euro.
I pagamenti di settembre 2026 sono previsti principalmente tra il 21 e il 22 settembre, con ulteriori accrediti nell’ultima settimana del mese.
Nel 2027 è attesa una nuova rivalutazione degli importi e delle soglie ISEE, ma la percentuale definitiva non è ancora stata stabilita.